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In questa seconda lezione del nostro corso base di fotografia parleremo di distorsioni, deformazioni e aberrazioni. Non si tratta necessariamente di errori in quanto si può scegliere, intenzionalmente e per un fatto di “stile”, di accentuare dei tratti di una immagine o di alterarli, per poter rendere un concetto.

 

Per capire di che stiamo parlando però, occorre che abbiamo chiara la nozione di prospettiva.

Definiamo prospettiva la scala alla quale i soggetti di un’immagine sono rappresentati a distanze diverse dall’osservatore, in poche parole parliamo dell’interazione, nella porzione di scena inquadrata, tra soggetti vicini e lontani. In fotografia pubblicitaria è estremamente importante saper scegliere in che modo far interagire gli oggetti tra di loro: immaginate di dover fotografare una bottiglia di vino e una modella, ma di porle erroneamente a una distanza per la quale risultano essere delle stesse dimensioni. L’effetto goffo che ne potrebbe derivare sarebbe sicuramente deleterio a ogni esigenza di markenting, qualora non si decida di esprimere che la bottiglia di vino sia gigantesca.

 

 

In fotografia le variazioni prospettiche sono dovute alla posizione di osservatori e oggetti, dalla lunghezza focale degli obiettivi e alla loro interazione con il formato di ripresa che genera un angolo di visione.

Quando fotografiamo qualcosa dobbiamo, preventivamente, scegliere il punto di vista da cui lo facciamo: se vogliamo rendere un punto di vista vicino all’oggetto, l’obiettivo deve essere corto e grandangolare per far apparire in primo piano l’oggetto, e renderlo di dimensioni maggiori rispetto allo sfondo, ricordate però che la scena sarebbe deformata e quindi non idonea alla pubblicizzazione di un prodotto nel caso di un fotografo still life, scelte stilistiche a parte; più ci allontaniamo e più la focale dovrà essere lunga e selettiva, così da rendere l’immagine dell’oggetto proporzionata al contesto, questa è quasi sempre la scelta adatta soprattutto perchè i vostri clienti vi chiederanno di rappresentare nella maniera più reale possibile le proporzioni dell’oggetto.

 

Dopo questo quadro di insieme sulla prospettiva, passiamo alle aberrazioni. Definiamo “aberrazione” qualsiasi alterazione, deformazione o stravolgimento dell’aspetto fisico di qualcosa. In ottica si determina quella che definiamo “aberrazione cromatica”: essa è un difetto in virtù del quale alcuni oggetti delle nostre foto sembrano essere circondati da un alone biancastro. Dico “sembrano” perché ovviamente quell’alone non esiste ma è un effetto ottico: la zona in questione appare alterata nei colori. Questo fenomeno è dovuto alla qualità delle lenti che utilizziamo: essendo la luce una radiazione che viaggia a diverse lunghezze d’onda a seconda. A volte accade che, se tra i nostri occhi e la luce si frappone un oggetto, le radiazioni possono essere scomposte: si tratta di un errore, ma la macchina, di fatto, lo registra.

 

Volete un esempio simpatico e funzionale di aberrazione cromatica? Sapete cosa succede se poni di fronte ai raggi del sole delle goccioline d’acqua? Pensate a quando smette di piovere, e compare lui: l’arcobaleno! Poco romantico, forse è vero, ma non si tratta di nient’altro che di una aberrazione dovuta al fatto che i raggi solari utilizzano le goccioline d’acqua come lente, scomponendo la luce nei colori primari.

 

Parliamo di “aberrazione cromatica assiale” intendendo un difetto nell’immagine che è determinato dal valore diverso della rifrazione delle diverse lunghezze d’onda della luce quando passa attraverso il mezzo ottico. In pratica, l’immagine risulta avere dei bordi degli oggetti degli aloni colorati.

Quello che tecnicamente accade, è che le componenti dello spettro con le lunghezze d’onda più corte (il lato verso il viola) sono rifratte di più rispetto a quelle con le lunghezze d’onda più lunghe (il lato del rosso), e questo crea una dispersione focale dell’immagine.

In generale il fenomeno dell’aberrazione è sempre legato al tipo di lente che utilizziamo ed è molto difficile trovare mezzi che scongiurino completamente che essa si verifichi: in linea di massima  in tal senso è possibile dotarsi di obiettivi acromatici e apocromatici, ma parliamo di pezzi molto costosi, cui vale la pena pensare solo a un certo punto, quando si intraprende un percorso professionale vero e proprio.

 

Esaurito il tema delle aberrazioni, passiamo alle distorsioni (o deformazioni) ottiche o prospettiche.

Parliamo di distorsione prospettica quando l’asse della nostra macchina non è perfettamente ortogonale all’immagine. Questo effetto genera delle linee “cadenti”: in pratica tutte le linee che nella realtà sono parallele tra loro, nella foto invece risultano convergenti in un punto di fuga. Esse cambiano direzione, pur restando rette (a differenza che nella distorsione ottica, come vedremo tra poco). Questo può danneggiare la nostra fotografia se l’obiettivo è rendere l’idea di una forma geometrica precisa. Se infatti non siamo perfettamente ortogonali a essa, non riusciremo mai a rendere per ciò che è: in questo senso, immaginate di dover fotografare un palazzo!

Possiamo utilizzare vari trucchi per correggere la distorsione prospettica. Innanzitutto, cercare una posizione per scattare che ci ponga in posizione ortogonale rispetto all’oggetto da ritrarre. Chiaramente, non è sempre possibile. In secondo luogo possiamo intervenire in post produzione: sono molti i programmi che consentono di raddrizzare in tal senso le fotografie. Alcune Reflex digitali, inoltre, contengono già integrato un software utile in tal senso. Ancora, in ultimo, possiamo acquistare degli obiettivi specificamente atti a questo scopo: sono gli obiettivi tilt-shift e li approfondiremo nella lezione dedicata interamente alla guida agli obiettivi.

 

La distorsione ottica invece riguarda una deformazione differente: essa non genera linee dritte convergenti ma trasforma nella foto le linee, che nella realtà sono dritte, in curve. L’aberrazione sferica infatti produce una deformazione che definiamo, quando la focale è corta. “a barilotto”immaginate un barile, linee curbe verso l’esterno, quando la focale è lunga, “a cuscinetto”linee curve verso l’interno.

 

Sostanzialmente, questi sono i problemi più comuni in cui possiamo incappare in fotografia, niente di estremamente complesso da affrontare, basta conoscerli e affrontarli nella giusta maniera. Chiaramente, come dicevo all’inizio dell’articolo, essi possono essere volutamente utilizzati per ricercare e creare determinate soluzioni. Questo ad esempio faceva il fotografo che vi assegnerò questa settimana. Robert Capa, famoso fotografo di guerra perché era un fotografo d’eccezione: un soldato. Le foto di Capa sono caratterizzate dal fatto che non mostrano la guerra, la vivono. La focale è corta, lo spazio è ampio, le foto non sono schiacciate a cuscinetto come accade in questo tipo di lavori fotografici in genere. Sfogliandole avrete la sensazione di essere dentro, come lui, le sensazioni e le situazioni riprodotte. Sceglietene alcune, conservatele, e aggiungetele al vostro album personale!