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È finalmente arrivato settembre, e insieme a lui tutto il carico di adrenalina e buoni propositi, che in linea di massima in genere durano un paio di settimane. Cosa avete promesso a voi stessi per l’inizio di questo nuovo anno di fatica? Il mio impegno con me stesso di questo settembre è prendere tutto il  mio “preziosissimo” patrimonio di conoscenze sulla fotografia still life, pubblicitaria, ma anche in generale tutte le competenze tecniche che ho acquisito nel corso del mio percorso di studi, e di condividerli con voi.

Con l’articolo di oggi inizio infatti un piccolo corso base di fotografia, una specie di manualetto online dal quale potrete attingere informazioni sulla fotografia, non solo dal punto di vista tecnico ma anche storico e culturale, e che potrà tornare utile a tutti quelli che vorranno accostarsi a questo mondo. Alla fine del corso raccoglierò poi tutto il materiale prodotto in un opuscolo in pdf, che sarà consultabile e scaricabile dal sito.

Come ogni prima lezione che si rispetti, quella di oggi sarà molto leggera, in modo tale che entriamo insieme più o meno nel mood di quello che sarà il corso, oggi andremo ad affrontare la storia della fotografia, a cosa serve? Beh è semplice, se vogliamo comprendere ciò che stiamo facendo adesso (2015) dobbiamo prima studiare e capire il processo di sviluppo della fotografia, conoscere da cosa è iniziato tutto ci aiuterà a capire meglio ciò facciamo adesso.

Una fotografia è l’immagine che deriva dalla registrazione permanente della luce riflessa dagli oggetti, che viene selezionata e proiettata, attraverso degli strumenti ottici (lenti) su un supporto fotosensibile . La parola deriva dal greco “Phos” (luce) e “Graphé” (scrittura) In pratica significa “scrivere con la luce”. Il termine è quindi esteso sia al processo di produzione dell’immagine sia all’immagine stessa, sia al supporto su cui questa viene riprodotta.

 

 

La nascita della fotografia è dunque legata a doppio filo con lo sviluppo dell’ottica da un lato, e della chimica dall’altro. A partire dallo sviluppo dell’eliografia divenne improvvisamente possibile realizzare delle incisioni che replicassero immagini. Il processo eliografico infatti sfrutta le proprietà fotoriflettenti di alcune sostanze chimiche e, in particolare, del bitume di Giudea, una sostanza sensibile all’olio di lavanda, con il quale viene trattata e che indurisce (da qui le incisioni) a contatto con la luce. Solo successivamente si svilupperà la dagherrotipia, con la quale si riusciva a riprodurre una singola immagine: non un’incisione ma una vera e propria copia della singola immagine su un supporto piano. Solo in seguito ci sarà la diffusione delle prime camere oscure: delle camere oscurate con un foro stenopeico, (dal greco stenos opaios, stretto foro), attraverso il quale entra la luce. Per utilizzare le camere oscure fu ripresa l’intuizione geniale di Leonardo Da Vinci per disegnare i paesaggi dal vivo. La tecnica consisteva nell’applicare sul foro stenopeico una lente attraverso cui si proiettava, sulla parete opposta, l’immagine capovolta del paesaggio scelto in modo da poterla copiare su un foglio. Applicandovi una lente, infatti, l’immagine, prima a fuoco ma non nitida, lo diveniva, e la proiezione diveniva fedele alla realtà, seppur capovolta.

La fotografia nasce come sponda, come supporto alla pittura perché riuscisse a catturare una serie di espressioni, dettagli, sfumature di luce, impossibili da ricordare con precisione dal pittore, per poi essere riportate su tela. Nessuno riteneva essa potesse avere un’esistenza autonoma, svilupparsi come quella forma d’arte che invece è poi divenuta.

Perché è oggettivo e storicamente innegabile che ormai essa costituisca una forma d’arte autonoma, che ha esteso enormemente le potenzialità creative ed espressive di chi riesce ad averne padronanza. Ecco, magari io non sono un maestro in questo ma un bel po’ di cose le ho imparate, e non voglio certo insegnarvele quanto condividerle con voi. Da questo è nata l’idea di realizzare questo corso base, quest’introduzione a un mondo che mi appassiona e che vorrei condividere con quanti vorranno seguirlo.

Dopo questo articolo introduttivo, che serviva giusto per mettere un po’ di carne a cuocere, fare un’infarinatura storica di quello di cui parliamo, comincerà una lunga serie di articoli che invece saranno un po’ più tecnici. Parleremo di prospettiva, aberrazioni e distorsioni, del concetto e dell’importanza del fuoco, delle composizioni; parleremo moltissimo della luce (è la base!) e di colori, temperature ed esposizione. Sarà molto interessante, sarà molto accurato e sarà veramente una figata.

 

Concludiamo questo primo articolo assegnandovi anche un compitino a casa. Interrogandomi sulla riuscita effettiva di questo corso e su quali sarebbero gli effetti che dovrebbe destare in voi, mi sono detto che il punto non è solo acquisire conoscenze o esperienze sulla fotografia quanto sviluppare una vera e propria identità come fotografi. È qui che arriva la parte divertente: essere un fotografo vuol dire non solo saper usare una macchina, ma soprattutto farlo con un proprio tratto peculiare. Avere uno stile, e un gusto. Per questo ho pensato che da questo momento in poi, ogni settimana, vi suggerirò il nome di un fotografo famoso e vi inviterò, senza documentarvi, solo a cercare delle foto di quest’ultimo e sceglierne alcune che vi piacciano. Fatele scorrere velocemente e soffermatevi solo su quelle che vi colpiscono. Alla fine del corso avrete la vostra piccola collezione, una galleria personale che sarà la rappresentazione caleidoscopica di chi siete, di come e cosa significa per voi “fotografare il mondo”, servirà a capire un po’ di più voi stessi.

Siete pronti? Partiamo con il padre del fotogiornalismo: Henri Cartier-Bresson.

Sbizzarritevi!